“Serdica”, “Sredets” o “Sofia”. Un vero e proprio “Centro” di mille influenze storiche, artistiche e culturali.
E allora partiamo. Di seguito per voi qualche tips & highlights per viaggiatori più o meno solitari, ma soprattutto per balkan-culture e soviet-aestetic accaniti.

Punti chiave
- Scelta dell'alloggio: per questo breve soggiorno balcanico ho soggiornato nel quartiere pseudo-centrale “Draz Makhala”, molto tranquillo, residenziale, ma vicinissimo alla metro, per arrivare comodamente in centro in poche fermate. In alternativa, in 20 minuti a piedi raggiungerete ad ogni modo tutto quanto.
- Lettura in corso: Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
- Playlist: Principalmente nelle fredde mattine, per stemperare un po' mi era solito mettere in play una delle “Morning Breakfast - Chill Vibes” di Spotify
Giorno 1 - Giorno dell’Epifania o San Giordano

Riepilogo itinerario [a piedi]:
Statua di Santa Sofia
Cattedrale di Santa Domenica (free)
Rotonda di San Giorgio
Moschea Banya Bashi
Museo di Storia Nazionale
[Spotted: Urban Street Art]
Pranzo: @Raketa Rakia
Chiesa di San Nicola (free)
Chiesa Sveta Sofia
Cattedrale di Aleksandr Nevskij
Teatro Nazionale “Ivan Vazov”
Cappuccino in Boulevard Vìtosha
The Red Flat - L'Appartamento Rosso

Dopo una super accoglienza da parte degli host bulgari, che tra le altre cose mi hanno fatto trovare pronta una super cena vegetariana (che ci ho messo quasi l'intero soggiorno a consumare), un caffè lungo che solitamente non amo e una colazione arrangiata, prendo la macchina fotografica e tutto ciò che serve per rimanere fuori l'intera giornata, ed esco.
Vista la così poca distanza dal centro, per questo primo giorno penso di provare a girarmelo tutto a piedi, un po' a sentimento, e con un solo grande obiettivo: ammirare finalmente con i miei occhi l'immensa Cattedrale di Aleksandr Nevskij, il vero motivo che mi ha portato in questo luogo. Quell'edificio immenso, dalle cupole turchesi, dai ritocchi dorati, il cui nome mi ricordava anche San Pietroburgo e la Russia (ma questo farà parte di un'altra puntata).
Ad ogni modo, seguendo pian piano una vera e propria una linea dorata che mi accompagna per quasi tutta l'area pedonale, inizio a farmi un'idea di dove mi stia trovando. O almeno credo.


Le sensazioni che mi arrivano sono molteplici: ricchezza e povertà, profondità culturale, benessere ma anche malinconia, per qualcosa che avrebbe potuto essere. Sicuramente un luogo pieno di contraddizioni, ma legate tra loro in una nuova formula, autentica.
Gli stili che si incontrano sono anche innumerevoli. Noto numerossissimi retaggi romani, come l'antichissima Rotonda San Giorgio di origine paleocristiana e considerata il primo nucleo di “Sredets”, ovvero l'attuale Sofia.
Ecco, per esempio qui il contrasto con gli edifici circostanti che le fanno da recinto è davvero inverosimile. Pare di stare dentro ad un modellino ingrandito, o forse sono io ad essere diventata una “Alice in Wonderland”.

Rotonda di San Giorgio

Proseguo.
Oggi è il 6 gennaio 2024, giornata dell'Epifania. Qui oggi si festeggia San Giordano (o Jordanovden), ovvero una delle festività più venerate in Bulgaria, strettamente legate alla simbologia dell'acqua e del battesimo. È infatti la terza festa cristiana più importante dell'anno.

Giungo alla Cattedrale di Santa Domenica (Saint Nedelja), e fuori un parroco sta dando la benedizione ai suoi fedeli, battezzandoli con una sorta di olivo bagnato con acqua santa. Mi metto anch'io in fila e ricevo la mia benedizione. “Che mi sia di buon auspicio”, penso.
Entro.
Dentro, come quasi in tutti i luoghi sacri cristiani non si potrebbero fare foto, ma io riesco a strapparne un paio. L'atmosfera è super mistica, spirituale e sacra. L'aria è intrisa di odore di candele, che mi viene voglia di accendere.

Per il pranzo mi viene poi consigliato un tipico locale bulgaro dalle vibes sovietiche, con anche diverse opzioni vegetariane.
Siamo al @Rakia Raketa Bar, in zona centrale e vicino ad un'area verde (17 Yanko Sakazov Blvd Next to Sputnik Cocktail Bar, Sofia 1527 Bulgaria). E naturalmente non è mancata nemmeno la prima birretta local del viaggio.
E poi finalmente arrivo anche a lei. E la gioia è immensa.

Cattedrale di Aleksandr Nevskij

Continuo di proseguire ancora un pochino, e raggiungo prima il teatro Nazionale “Ivan Vazov”, molto carino dall'esterno e perfetto per un'altra pausetta tra la gente, e infine giungo prima in Boulevard Vìtosha, una sorta di Viale Ceccarini bulgaro il cui nome viene dal monte perfettamente visibile sullo skyline in vari punti della città; per poi arrivare a visitare l'Appartamento Rosso - The Red Flat.
The Red Flat (https://redflatsofia.com)

Boulevard Vìtosha con i monti sull'orizzonte
Giorno 2
Visita alla Chiesa di Boyana
Per il secondo giorno decido di provare ad entrare un po' più nel cuore bulgaro, entrando più in contatto possibile con la sua storia più profonda. Prenoto quindi un tour di gruppo di una giornata nell'entroterra, con guida inglese. Personalmente mi sono trovata benissimo, per cui lo consiglierei a chiunque (getyourguide.com).

Il percorso prevedeva la visita presso due siti Unesco, intrisi di arte, sacralità e bellezza: la Chiesa di Boyana, a 15/20 minuti dalla città, e poi l'immenso Monastero di Rila, a qualche ora e km in più di distanza.

L'incanto della Chiesetta di Boyana non è tanto dal di fuori, ma per lo più è entrando che si rimane folgorati dalla sua storia.
Di base ci si ritrova all'interno di una piccola cripta medievale ricoperta da cicli da affreschi risalenti dal 1259 in poi. La particolarità risiede non solo nella vivacità ancora attuale dei loro colori, ma anche nella naturalezza dei volti rappresentati, che ricorda tanto un Giotto che sarebbe nato solo 8 anni più tardi.
Da qui tante domande aperte, tra cui il nome stesso dell'artista, che rimane avvolto nel mistero.
NB. All'interno non si possono fare foto, per cui non ci rimane che scattare con gli occhi, mentre il racconto appassionato e patriottico della nostra guida ci riporta indietro nel tempo. E come direbbe Nabokov, specchiandosi negli occhi di quelle scene affrescate, sembrerebbe quasi di rivivere “memorie future”.
Presto ci rimettiamo in marcia, anzi in pullman, e fatto l'appello ripartiamo.

*piccolo intermezzo pubblicitario per voi che, se siete arrivate fin qui potete ritenervi davvero degli eroi. Perchè al giorno d'oggi, chi è che davvero ha lo sbatto di leggersi un blog? Eh vabbè. Per cui, solo per voi una piccola chicca in più (dato che rimaniamo sempre a tema Calza della Befana).*
Fare viaggi in treno o in pullman quando sono in viaggio mi garantisce sempre due cose:
1. non sentirmi del tutto sola, anche se amo viaggiare ed organizzarmi in solitaria;
2. non pensare alla guida;
3. focalizzarmi sul viaggio, sui diversi paesaggi che cambiano, e sugli aneddoti di un'ipotetica guida di sottofondo. Ma soprattutto, sincronizzare mentalmente la musica che sto ascoltando alle immagini che vedo, come se stessi vivendo in un vero e proprio videoclip della mia vita.
Hello :)
Il Monastero di Rila


Arriviamo alla seconda tappa della giornata. Siamo praticamente in alta montagna, a 1147 m di altitudine, e il ricordo della città è ormai distante quasi 120 km.
Prima di entrare, la guida ci spiega l'importanza strategica di questo luogo, simbolo di resilienza della cultura bulgara durante l'invasione Ottomana, grazie soprattutto alla sua posizione strategica.
Il monastero inoltre è tutt'ora attivo e abitato, per cui ci invita anche a rispettare la presenza dei loro abitanti.



Dopo la visita all'interno del monastero, mi avvio al suo forno locale per gustare una Mekitsa, una loro frittella tipica locale che costava veramente, ma veramente poco.
NBB. Portatevi con voi sempre dei contanti, poichè i bancomat non funzionavano.

Menu' del forno del monastero.
Al primo posto abbiamo questa famosa “Mekitsa” o “pane del monastero”.

Rientro a Sofia.
La sera mi imbatto infine in una cena tipica bulgara sempre a tema “monasteri” e i loro piatti tipici, di cui molti vegan friendly, al buonissimo @Manastiska Magernitsa: ottima sia la loro Rakia locale, che il Rasperry Wine.


Preghiera del monastero sul menù di @Manastiska Magernitsa
Giorno 3

L'ultimo giorno riprovo a visitare la Sinagoga di Sofia, che il primo giorno avevo trovato chiusa e dopo un breve colloquio da routine di controlli, riesco ad entrare, e ne rimango folgorata dai colori.
Finisco la mattinata prima di ripartire pranzando in un piccolo posticino fiabesco, con piatti bulgari ma più europei.
Si tratta di @The Little Things. Ad accompagnarmi trovo anche uno dei tanti gattini-maggiordomi della città.



Conclusioni.
Che dire, posso dire di ritenermi pienamente soddisfatta di questi tre giorni e mezzo turismo lento-veloce-lento, alla scoperta di una capitale europea che da sempre mi incuriosiva. Vuoi per la sua vicinanza ai paesi dell'est, vuoi per i suoi colori, vuoi perchè in pochi ne parlano.
In quanto donna, mi sembra importante sottolineare quanto, a livello di sicurezza mi sono sentita abbastanza tranquilla, considerando che si tratta sempre di una grande città. C'è da dire che però io parlo russo e inglese, per cui sicuramente aiuta il fatto di conoscere una o più lingua straniera, o comunque una di quelle più vicino a loro: ne saranno super felici.
Le persone con me infatti sono sempre state molto gentili, accoglienti ed ospitali, a partire dai miei host, alla guida turistica, ai semplici camerieri di vari bar e ristoranti.
Da vedere come avete visto ci sono un milione di cose, che si possono condensare in più o meno tempo. Sicuramente vorrò tornare per visitare le aree più naturalistiche, come il monte Vìtosha, o la zona dei sette laghi ex-glaciali. Chissà.
The show must go on intanto, ci vediamo presto. E buona Epifania 2025.
- chiarinwonderland.
"You could walk the streets all day without getting bored for even a second - that is how full of life and colour they are. The unique folklore dresses gradually give way to fine weaves and tweed. This unusual mix of high European fashion is the first thing that strikes foreigners when they arrive in Sofia."
Harry de Windt, The Restless Country