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La mia prima Artica: pioggia, fango e (tanta) follia

2025-01-27 16:40

chiarinwonderland

Giri in bici, Sport e Salute,

La mia prima Artica: pioggia, fango e (tanta) follia

Sveglia alle 6, due autostrade, e poi alle 8 sei già carica per un altro tipo di viaggio, un briciolo folle e inaspettato.

Sveglia alle 6.00, due autostrade, e poi alle 8.00 sei già carica per un altro tipo di viaggio, che si rivela poi del tutto inaspettato (e un briciolo incosciente). 

L'Artica 2025: di cosa parliamo.

Ho sempre sentito tanto parlare di quest'Artica, tanto che ho deciso all'ultimo di cedere e iscrivermi anche a questa pazzia, giusto per cominciare l'anno con i migliori propositi. 

 

L'Artica è uno dei tanti eventi di rievocazioni ciclistiche, che  rimane unico nel suo genere. Solitamente avviene l'ultima settimana di gennaio, la più fredda, durante i cosiddetti giorni della merla. Quest'anno è ormai giunta alla sua 13esima edizione, e con i suoi due percorsi proposti, il “Corto” di 20 km e il “Classico” di 55 km, si fa portavoce della ciclostorica più emblematica del norditalia. 

 

I suoi partecipanti sono centinaia e centinaia di ciclisti di ogni età dallo spirito forte e tenace, amanti del vintage ed “indifferenti ad ogni pericolo”. La mattina della partenza, con qualsiasi condizione meteo sono pronti a digrignare i loro freni ruggenti per una nuova corsa verso i ristori di polente, alcool e specialità del luogo. Niente ormai li può fermare. E pure io ero prontissima (o quasi).

Quest’artica è stata la prima per me, il secondo evento con una bici eroica. Veramente brenso. Un bello scivolone ancora prima di partire, e si va. 


 

Il percorso.

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Il percorso che ho scelto io è stato quello “Classico” di 55 km di sterrati, fango e gomme troppo lisce, per un totale di 700 mt circa di dislivello. 

La sensazione è quella di tornare indietro nel tempo, così da obbligarti ancora una volta a rallentare, riflettere, ed ammirare la bellezza che ti circonda, ma che ti lascia anche libero di spingere ed accelerare ovunque tu te la senta.

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L’asfalto c’era, in teoria, ma data la pioggia era davvero troppo poco, per lo meno per la mia Romeo. Ma in qualche modo le penne, anzi le ruote, ce le siamo portate a casa.


 

“Emozione, etimologicamente, deriva dal latino emovère, cioè il muovere, il trasportare fuori, lo scuotere, quasi il risvegliare dentro di noi la coscienza dell'essere protagonisti di una storia bellissima.”

fonte: La Gazzetta dell'Artica n.8, Gennaio 2025.

Pioggia, fango e follia: quest’Artica si è fatta (davvero) sentire.

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“Sorridi Chiara! Non è una gara!” 

La pazzia di aver volontariamente aderito a questa scommessa era la certezza che, ad accogliermi, avrei trovato il calore dell’evento in sè, da tutto il team ai partecipanti stessi, che sono sempre pronti a darti una mano in caso di necessità.

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Tuttavia il maltempo non ha sicuramente giovato al mio rilassamento solito da ciclista amatoriale, tanto da non essermi riuscita a godermi la super varietà dei paesaggi circostanti. Mi rendo conto di essere stata sempre e solo super concentrata a salvarmi la pelle, e a finirla il prima possibile.

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spotted: polenta e baccalà alla vicentina al terzo ed ultimo ristoro al km 31/55

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Ad ogni modo l’atmosfera di questi eventi rimane sempre unica: la novità di quest’anno infatti non erano solo le bici e i tandem eroici solite (quindi con fili dei freni in vista, attacchi a “pedalino” e cambi sul telaio), ma anche mtb vintage. Sicuramente ritornerò per assaporare meglio i paesaggi, magari con un calice di vino in più, e una bici un pelo più revisionata :)

Una vittoria per me stessa: cosa mi porto a casa.

Ultimo, ma non meno importante, da quest'esperienza porterò sempre con me il senso di avercela fatta, o per lo meno di essermi rimessa in gioco, anche se non fossi riusciuta a finirla. Secondo, il guardare sempre lontano mi ha giovato tantissimo nelle parti più ostiche di sterrati, ostacoli e buche di vario genere, che con ruote lisce da 28 non mi hanno fatta troppo divertire, ma al massimo sarei comunque scesa a piedi. Terzo e quarto, ho scoperto che a volte, le cose più semplici rappresentano anche le soluzioni migliori, come nel caso delle mie scarpe già piene d'acqua al km 10, salvate poi in parte dal un bello strato casalingo di pellicola trasparente (sì, proprio quella da cucina). In ultimo, la sicurezza che ti danno dei buoni freni in discesa quando scaldano un po' la ruota, così da eliminare l'acqua in eccesso, non ha davvero paragoni :P

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Ci si vede presto in giro, artici! 

 

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